Ormai ho raggiunto la veneranda età di 28 anni, ed ho deciso che è ora di dire basta ai vari pseudonimi più o meno altisonanti che ho utilizzato finora.
Da un po’ di tempo a questa parte, ho iniziato a vedere la mia “vita su internet” in modo diverso.
Cose come partecipare ad un forum, ad una chat, commentare un blog, per me, non sono più perdite di tempo, anzi, sono modi alternativi di esprimere il mio essere.
E’ giusto che tutto ciò che scelgo di dire o fare in rete sia collegato a me senza distinzione tra mondo reale e mondo virtuale.
Eh sì, ammetto di essere un tipo timido e riservato, come si suol dire.
L’uso del nome di qualcun altro, sia esso un personaggio dei cartoni animati piuttosto che di un libro o un film, o un nome costruito ad arte per dare una certa immagine, è sempre stato un mezzo per staccarmi da me stesso e poter comunicare più apertamente.
Paradossalmente mi risultava più facile essere me stesso usando un nome inventato (presentandomi come qualcun’altro) piuttosto che il mio.
Ma a livello inconscio una contraddizione del genere non sarebbe potuta durare molto a lungo, e infatti sono arrivato al punto di non ritorno.
Allora, oltre al mio piccolo sfogo personale, voglio estendere l’invito a tutti:
Riprendiamoci i nostri nomi.
Con un pizzico di megalomania posso coniare il termine Web 2.1?
Se il Web 2.0 è quello attuale, il web dei blog, delle persone più che dei tecnici in rete, allora invito tutti quelli che lo vogliono a fare un passetto avanti e farlo diventare il web delle persone vere, in cui spammer, lamer, cracker e troll trovino vita difficile.
Il web alla fine non deve essere un luogo in cui criticare, insultare o tormentare gli altri forti dell’anonimato che questo può dare.
Privacy?
Se ci sono cose di cui ci vergognamo o ci imbarazzano, perchè andarle a spiattellare in rete?
Se usiamo la rete per comunicare cose private, esistono tecnologie più che efficaci per proteggere le informazioni (ad es. GnuPG) che dobbiamo imparare ad usare.
E’ inutile che usiamo un indirizzo e-mail tipo “morpheus@matrix.com” se poi inviamo la posta in chiaro lasciando che chiunque con un po’ di abilità possa leggerne il contenuto e risalire a noi.
Anonimato?
E’ vero, ci sono casi in cui l’anonimato è necessario. Infatti il mio è un invito a fare una scelta, nessuno è obbligato. Presentarsi come “anonimo” invece che “Bill Gates” quando chi riceve il messaggio lo consenta, potrebbe essere un’idea. No?
Conclusioni?
Nessuna. Io ho fatto la mia scelta, ora tocca a voi…
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