Qemu: integrazione all’how-to.

Attenzione!Le informazioni in questa pagina sono state revisionate ed incluse in un nuovo post. Potete leggere e commentare la guida aggiornata seguendo questo link: http://theopenspring.com/qemu-gutsy-feisty/

Ecco una piccola raccolta di suggerimenti e integrazioni che possono tornare utili nel caso abbiate provatro a seguire la “mia” guida (ho solo tradotto e “arricchito” un po’).

1. GUI per Qemu

Se proprio vi sta antipatico il terminale… tornate a Windows ;)
Scherzo, non siete in pochi a desiderare un front-end grafico per qualsiasi cosa, tant’è che qualcuno ha già pensato a creare una GUI per Qemu.

Qemu Launcher

Si chiama Qemu Launcher, ma a dispetto del nome permette non solo di lanciare una VM, ma permette anche di creare le varie unità virtuali (l’immagine dell’hard disk o dei floppy per intenderci), di impostare praticamente tutti i parametri della VM ed eventualmente salvarli in modo da poter gestire diverse VM senza troppi grattacapi.

Per installarlo è sufficiente digitare da terminale
sudo apt-get install qemu-launcher

ma sicuramente preferite usare synaptics :P cercate allora il pacchetto qemu-launcher e installatelo!

2. Permessi e proprietari

Se linux è considerato “sicuro”, “virus-free” etc etc. è, in parte, grazie alla sua profonda integrazione di un sistema di permessi che, se da una parte può sembrare noioso e rompiballe, dall’altra ci permette di lavorare in tutta tranquillità senza la minima preoccupazione per l’integrità del nostro sistema o per i dati di altri utenti.

La mia guida è stata scritta ipotizzando che l’utente che la segue sia poi quello che utilizzerà qemu, si è sottinteso che i file utilizzati in scrittura dalla VM fossero quindi nella home dell’utente in questione.

Nel 90% dei casi l’impossibilità di scrivere o leggere un file, da parte della VM, è a causa dei permessi o del proprietario.
Studiateli, cercate di comprenderli, ogni tanto provate a controllare (con un bel ls -l nomefile, o tramite il nostro file manager preferito) che permessi ha questo o quel file.

Se non assimilate bene questi concetti, rischiate di fare pasticci.

Ad esempio se doveste usare un “sudo” di troppo potreste ritrovarvi con qualche file appartenente a “root” nella vostra home col risultato che l’applicazione che deve usarlo potrebbe non avere i permessi adatti.

3. Attenzione all’output

In generale i programmi opensource, cercano di essere il meno possibile criptici quando segnalano un errore.

E il mio consiglio in caso di errore (che vale sempre, non solo per qemu) è:

  1. leggere l’output
  2. eventualmente vedere se esiste una modalità “verbose” con descrizione più dettagliata
  3. se ancora la cosa rimane incomprensibile, cercare sul web se qualcuno ha già avuto lo stesso problema
  4. chiedere direttamente

Se si lavora in questo modo, non solo si giunge più in fretta alla soluzione (se chiedete direttamente senza essere passati dagli altri punti rischiate di avere come risposte delle domande…) ma in più si impara a diventare autosufficienti e si impara effettivamente ad utilizzare i programmi su cui stiamo lavorando.

Addirittura Qemu (anzi è il modulo kqemu a segnalare l’errore) nel caso non abbia sufficiente “shared memory” non solo ci dice cosa è successo, ma ci suggerisce la soluzione!

Suggerimenti Qemu

In questo caso kqemu mi ha avvisato della insufficienza di shared memory e mi ha suggerito i comandi da inserire per ovviare al problema.

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  1. Pingback: [HOW TO] Rendere definitive le opzioni per /dev/shm | The Open Spring

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